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mercoledì, 16 luglio 2008

dirty dancing

Santina era nata nei primi anni del '900 in una fattoria alla periferia di Trieste. Quarta di cinque figli, le sue braccine di bambina non servivano alla terra, venne quindi iniziata al ricamo, e due volte alla settimana camminava per un'ora fino ad arrivare in centro, dove seguiva lezioni di danza. La famiglia passò tempi tristi durante la prima guerra mondiale, lei ricordò sempre la fame patita, la terribile epidemia di febbre spagnola del 1918 e l'infanzia contadina.
Crebbe ambiziosa, Santina, e nel 1923 decise di trovare un lavoro retribuito. Ma l'unica cosa che sapeva fare era danzare, e così si fece assumere al Caffè Torino, unico locale cittadino che poteva vantare spettacoli notturni di cabaret. Il padre si vergognò del lavoro della figlia, e la cacciò di casa. Lei non si perse d’animo: mise in un baule le sue poche cose e andò a cercare fortuna nel mondo.
Ritornò nel 1927. A Roma aveva conosciuto un uomo, Rodolfo, e stavano per sposarsi. Nonostante il ripudio del padre, lei volle festeggiare il matrimonio con la madre, la sorella maggiore e i tre fratelli. Infine, il padre la perdonò.
Rodolfo aveva 14 anni più di lei, una rendita annua e un titolo nobiliare. Per molti, fu un matrimonio d'interesse. Per Santina fu un matrimonio d'amore. Si sposarono una tiepida mattina d'estate, accompagnati da una macchina, cosa che fece scalpore in zona. Al ballo erano invitate le famiglie più importanti della zona.
Dopo il matrimonio vissero tra Roma, Genova e Trieste, ed ebbero una bambina, Carla. Carla era il loro orgoglio. Quando divenne grande, studiò lingue straniere: tedesco, inglese, francese e spagnolo. Parlava anche arabo e studiava cinese. Lavorò per diversi enti governativi, soprattutto all'estero. Il suo matrimonio fallì, e fu una delle prime donne in Italia ad ottenere il divorzio. In Guyana collaborò con l'equipe che mandò in orbita l'Italsat. E si ammalò di un virus misterioso. Nel giro di un mese morì. Aveva quarantasette anni.
Con lei, si spense anche la voglia di vivere dei genitori. Santina aveva perso i genitori e la sorella maggiore molti anni prima. Poi toccò al fratello più grande. Un altro fratello emigrò in Australia negli anni '50. Lei si trasferì a Trieste, nella casa paterna, con Rodolfo, ormai ottant'enne. Poi, un giorno, rimase sola. Visse l'ultimo anno a Roma, ogni giorno in pellegrinaggio al cimitero dove riposavano marito e figlia.
Santina è morta un paio d’anni fa. Di lei mi ricordo soprattutto le fette di pane fatto in casa imburrato, l’odore di zolfanelli che aleggiava in cucina, mentre sferruzzava a maglia qualche vestito per la figlia Carla. Rodolfo allevava galline e conigli, e appena nascevano mi portava in quella che era stata la stalla e mi lasciava accarezzare i coniglietti. Qualche immagine di lui che fischietta, mentre al calar della sera annaffiava il giardino con un vecchio annaffiatoio arrugginito. Il ricordo di Carla sta pian piano svanendo, non ero neanche adolescente quando lei se n’è andata, solo ogni tanto mi si affaccia alla memoria un cameo di una donna alta, aristocratica, abbronzata che parla con forte accento romano.
La casa in cui hanno vissuto si trova a una quarantina di metri dalla mia, solo un orto coltivato e un basso muricciolo in mezzo. Ogni giorno vedo Giulio, il fratello più piccolo di Santina, unico superstite di quella famiglia ormai piegato dalla vecchiaia che continua ad innaffiare l’orto come il cognato aveva fatto negli anni in cui andavo alle elementari. A volte, quando gli porto una fetta di torta o un po’ di gnocchi, devo cercarlo per la casa, perché è sordo e non mi sente quando lo chiamo. E mi stupisco sempre di come il tempo in quella fattoria si sia fermato, mi aspetto sempre di vedere Carla scendere le scale, Santina in cucina a fare il caffè. Santina, che ha preso la sua vita in mano quando aveva diciassette anni, e piena di coraggio ha ballato per guadagnarsi da vivere.
PS tutte queste persone sono esiste, e hanno fatto parte della mia famiglia. Ho voluto scriverne per non dimenticare.
 
 

postato da: Juni alle ore 13:17 | link | commenti (2)
categorie: ricordi
venerdì, 11 luglio 2008

Manuale d'amore

Ogni tanto leggo per curiosità oroscopi, manuali di sostegno per donne sole e altre simili amenità. Tutti questi testi hanno in comune una cosa: dicono alle donne sole: "Prima o poi troverai l'amore della tua vita, nel frattempo curati, goditi la vita, eccetera eccetera..."

Ma secondo me non sono buoni consigli per trovare l'amore. Ho pensato alle persone che mi sono più vicine, e queste sono storie reali:

C e P si sono incontrati a Lignano, dodici anni fa, dividendo per caso una bottiglia di vodka alla fragola. Ora convivono e sono in tre: da qualche mese con loro c'è matteo, un tenero frugoletto.

C per una scommessa ha davuto dare il suo numero a M in osmiza. Il giorno dopo lui l'ha chiamata. Ora sono in fase "andiamo a vivere assieme".

L e A si sono conosciuti ad un corso in piscina. Lui si è innamorato definitivamente di lei alla cena di fine corso, mentre lei (leggermente ebbra) cercava di mangiare i grissini con i piedi. ora sono sposati.

Io ho conosciuto M tanti anni fa. Poi l'ho ripetutamente visto alle riunioni aziendali. Infine ho trovato il coraggio di parlargli, dopo qualche birra. E ora stiamo assieme.

Quindi, se proprio dovessi dare un consiglio a una single, sarebbe questo: ubriacati e vai nel primo luogo affollato che trovi. probabilmente il tuo principe azzurro è là. e se non lo trovi e per caso baci qualche rospo, almeno il giorno dopo non te lo ricordi più.

(ora. voi sapete benissimo che io sono probabilmente la persona più sbagliata del mondo a cui chiedere consigli d'amore. questo post non ha valenza di consiglio. era solo una considerazione, che del resto porta a due possibili conclusioni:

1. l'alcool è effettivamente un disinibitore di coscienza

2. le statistiche che indicano il FVG come regione ad alto consumo alcolico sono -probabilmente- corrette)


postato da: Juni alle ore 15:27 | link | commenti (3)
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lunedì, 30 giugno 2008

programmatori sull'orlo di una crisi di nervi

In qualsiasi azienda di sviluppo software ci sono alcune figure professionali che hanno lo scopo di facilitare il dialogo con i clienti e la realizzazione di programmi utili e funzionali per i clienti stessi. Oltre a queste persone, ci sono poi i vari responsabili e infine, ultima ruota del carro, i programmatori.

Analizziamo ora tutte le figure che concorrono a sviluppare il processo produttivo:

Responsabile: può essere "di progetto" se l'azienda è suddivisa in comparti verticali, "di risorse" se l'organizzazione interna segue una struttura orizzontale. In poche parole, è quello a cui si chiedono le ferie.

PM, ovvero Project Manager, ovvero capoprogetto (ma PM fa più figo): in teoria è colui che organizza il lavoro, calcola i tempi di realizzazione, presenzia alle riunioni con i clienti per redigere le priorità. In pratica, chiede i tempi di realizzazione ai programmatori, secondo uno schema di priorità che gli ha preparato un analista, un progettista, oppure, in mancanza, il suo animale domestico.

Analista/Progettista: sono due figure distinte, ma la distinzione solitamente sfugge ai più. In teoria dovrebbero fare delle analisi di progetto ("questa roba qua dovete farla così"). Poi non si mettono d'accordo, e quindi esistono analisi e progetti che parlano della stessa cosa e ma che deve essere fatta in due modi diversi (solitamente contrapposti).

Programmatore: Dovrebbe prendere l'analisi di progetto ed eseguire le indicazioni. Purtroppo spesso le analisi di progetto non esistono, se esistono sono sbagliate, se chiede informazioni agli analisti/progettisti ottiene risposte contrastanti. Quando chiede al PM chi deve ascoltare, la risposta può essere "Cerca di fare una media tra quello che ti hanno detto loro, seguendo la tua logica" (! - l'utilità delle altre figure professionali a questo punto risulta alquanto misteriosa).

Se un programmatore manifesta la sua incomprensione, gli viene solitamente risposto:

1. tu sei fastidioso

2. tu non sei collaborativo

3. tu non andrai in ferie

Ovviamente se il programma non funziona o le scadenze non vengono rispettate, la colpa è del programmatore.


postato da: Juni alle ore 13:35 | link | commenti (8)
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venerdì, 27 giugno 2008

Labyrinth

Provate a immaginare una costruzione in cui possono stare circa 10.000 persone. No, non è uno stadio nè alcun altro tipo di struttura sportiva. Ha una forma più quadrata. Ci siete? Ok. Ora, nella vostra mente, provate a immaginare questa costruzione come un insieme di stanze, un dedalo di corridoio, una miriade di atrii, infinità di porte girevoli e percorsi sbarrati da pesanti porte anti-incendio. Ci siamo, si? Ok, questa è l'Univeristà di Trieste. Costruita negli anni '20 in tipico stile fascista, è stata più volte ampliata, creando un vero e proprio quartiere, dove gli edifici sono collegati da stradine asfaltate se va bene, da corridoi sotterranei se va male (perchè non li troverete mai). Un meltin' pot di stili architettonici, dalla facoltà di fisica (palazzo anni '60 dipinto in un lilla smorto) a quella di architettura (piramidale) chiamata simpaticamente "tutankamen" dagli studenti.

Ricordo che il primo giorno ci misi mezz'ora solo per trovare la segreteria studenti (prima porta a sinistra entrando dall'ingresso principale). Il problema è che ci sono DUE ingressi principali, uno che porta alla facoltà di giurisprudenza e uno a quella di economia. E la prima porta a sinistra è, effettivamente, FUORI dall'ingresso vero e proprio.

Poi, è necessario trovare l'elimina-code. Dove, una volta trovato, si scopre che per ogni facoltà c'è una fila diversa, e quindi bisogna prendere il bigliettino giusto. Guadagnata faticosamente anche la prenotazione, noterete che la segreteria è ancora chiusa, guarderete basiti l'ora, e scoprirete, da un ridicolo avviso scritto con un pennarello verde fosforescente (esaurito, pertanto praticamente illeggibile), che in effetti, si, potete prenotarvi dalle otto e mezza alle nove e mezza, ma che la segreteria apre appena alle nove, quindi, poichè sono le otto e quaranta, potete anche andare a bervi un caffè. Se trovate il bar, ovviamente. [La prima volta consiglio di non cercarlo neppure. Impieghereste una quarantina di minuti a trovarlo, un quarto d'ora per prendere la consumazione e, ritornati alla segreteria, scoprire che il vostro turno è ormai passato. E sono passate anche le nove e mezza, quindi niente bigliettino elimina-code fino alla mattina successiva.]

Poichè la calca di studenti che ogni mattina invade la segreteria è più simile a una fila per la questua negli anni di carestia, Juni oggi ha deciso di essere lì alle otto e trenta, costi quel che costi, per prendere uno dei primi fatidici bigliettino-prenotazione.

Alle 8.33 Juni è ancora in macchina.

Alle 8.37 arriva in zona Università. Le macchine sono parcheggiate praticamente fino a Basovizza (12 km). Appena trova un buco, Juni parcheggia. Alle 8.39 esce dalla macchina parcheggiata per metà in mezzo alla strada, rovescia involontariamente il contenuto della borsetta in mezzo alla strada, fa fermare un camion che stava per schiacciarle il labbello gusto frutto della passione e si incammina di buona lena verso l'università.

Juni varca l'ingresso alle 8.55, dopo aver visto almeno una cinquantina di posti liberi DAVANTI all'ingresso (#!@##), e già è depressa perchè sa che dovrà stare là fino a mezzogiorno. Vediamo un po' che lettera deve prendere per la facoltà di storia... La "L"... va al distibutore di prenotazioni... "Elle, elle.... " La "L" è bloccata con un nastro adesivo... "Ma certo!" Le torna in mente che la segreteria di lettere e filosofia è nel seminterrato... Quindi porta, scale, porta anti-incendio, porta girevole, atrio, corridoio, porta e poi dovrebbe esserci la fila... Juni rimane a bocca aperta. Davanti a lei due persone. Due.

Chi l'ha detto che i miracoli non esistono?


postato da: Juni alle ore 11:15 | link | commenti (5)
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mercoledì, 18 giugno 2008

incontri ravvicinati di due tipi

Ogni tanto capita di fare una serata con M.

M è il mio migliore amico. Se sono triste e sono le undici di sera e lui è già sotto le coperte, anche se lo chiamo lui mi raggiunge, mi fa da baby-sitter, beviamo una birretta, mi fa ridere, e poi mi spedisce a casa. Quindi, se M mi chiede di accompagnarlo da qualche parte con la macchina, è ovvio che lo faccio con immenso piacere. Questo è capitato anche qualche settimana fa. Mi ha chiesto di accompagnarlo in un locale, dove c'era musica house. Benchè io non abbia molto feeling con i suoi gusti musicali, l'ho accompagnato e mi sono fermata a bere qualcosa.

Ora: il locale non era una discoteca, ma un bar. Non un piano bar. Non un bar tipo Cocktail, per dire (film orrendo e da dimenticare con Tom Cruise), ma proprio un bar di quelli che aprono alle sei di mattina per servire i caffè, e che chiudono alle otto di sera. Però addobbato per l'occasione: veli multicolori attorno al bancone e sulla console del dj (un tavolino. da bar, per l'appunto). Striscioline dorate che scendevano dal soffitto (attaccate con lo scotch), e che con le loro stelline d'oro facevano pensare più a rimasugli natalizi che a un rave improvvisato. E poi: il numero di presenti. Eravamo in una decina, compreso M, il (anzi, la) dj e il barista. Poi c'erano due amici di M, un ragazzo e una ragazza. Infine, gli Altri.

Gli Altri erano:

1. un ragazzo nero, alto. Camicia aperta fino all'ombelico, che lasciava scoperto un fisico asciutto e glabro. Pantaloni neri attillati. E i capelli lunghi frisèe. Parlava con il barista.

2. un ragazzo alto, biondo con gli occhi azzurri. Con cappello texano, stivali texani pitonati, cintura borchiata. Capelli lunghi. Con alcune treccine. Beveva al bancone.

3. un tipo sui quarant'anni. Più basso di me, nonostante le scarpe da ginnastica con suola zeppata. Capelli neri e corti con ciuffo biondo. Pantaloni di pelle aderenti neri. Camicia attillata bianca. Ballava avanti e indietro lungo il banco.

4. amica della dj. Parlava a voce alta con la dj. Poi si son menate un attimo, e alla fine è stata accompagnata alla porta. Dal nero frisèe.

Alcune domande mi passavano veloci per la testolina (tipo M è forse gay e non avendo il coraggio di dirmelo mi ha messo davanti al fatto compiuto?). Decido di andare in bagno, non tanto per necessità, quanto per riposare i timpani. Appena entro vedo il tipo texano. Mi sorride, mentre dondola i piedi (è seduto. NEL lavandino.). Mi dice "Hallo!", pronunciando la parola esattamente come è scritta. "Ciao", faccio io, "uhm, senti, non è che il bagno è libero?"...

Tipo Texano: "Oh, non saprei. Ma credo sia libero." Provo ad entrare. Alcune voci (uomini + donne) rispondono in coro "OCCUPATO!". Poi risolini, mentre rimango in attesa imbarazzata col mio nuovo amico. Mi ricordo di averlo già visto in giro. In effetti, un tipo così bizzarro non passa inosservato. Mi ritorna in mente di averlo forse visto, qualche mese prima, al compleanno dell'amico sporadico. Anche se quel giorno non aveva il cappello texano ma due codine tipo PipiCalzelunghe. "Senti", gli chiedo, "ma tu per caso ti chiami L?" [Loso, loso, non devo essere io ad attaccare bottone con questi pazzi, ma a volte è più forte di me]... "Si", risponde "Ci conosciamo?" [Beh, sarà anche pazzo ma ha una certa logica coerente: riesce a mettere insieme due frasi]... "Si". Poi gli spiego "Ci siamo presentati un paio di mesi fa alla festa di A". Lui fa la faccia perplessa "Di chi???". Beh, magari lo conosce con il nome vero e non con il soprannome "Ma si, sai... A, quel ragazzo alto, biondo... Porta sempre un panciotto..." e bla bla bla, mentre tento di descriverlo. Lui fa una faccia strana. "No, guarda, non lo conosco, mi dispiace..." Com'è che la figura della pazza poi la faccio sempre io? Ma fortunatamente poi corregge il tiro "...però forse qualcuno mi aveva portato a quella festa, sai, mi capita sempre così...." Appena finisce la frase, si apre la porta del bagno. Ne escono due tizi e due tipe. Una si sta ancora abbottonando i jeans. Ho paura ad entrare là dentro. Quindi chiedo al mio nuovo amico se vuole entrare lui "Vai tu?". E la risposta "Non sia mai, prima la signora. E comunque, ero qua solo per fumare". Spegne la sigaretta (solo tabacco?) ed esce.

Appena esco il barista mi mette in mano una birra. "Offre L", si giustifica. Ringrazio il mio nuovo amico. Che fuma al bancone. Poi mi fa l'occhiolino, esce, e se ne va col ragazzo nero.

Noto che sono entrati altri ragazzi, un gruppetto di cinque, sei persone. Mi accingo a raccontare queste strane vicende a M, quando uno di questi mi si avvicina e mi fa "Ciao!". Lo fisso, io mio sguardo deve essere un unico, immenso punto di domanda. "Non ti ricordi?", indaga. Un modo per rimorchiare? Però sembra sincero... "Hu-hu. Mmmmmmno, non ricordo, scusa...". "Eh, mai non ti ricordi di me..." Ma chi è? Che vuole? Non l'ho mai visto! "Forse perchè non ci siamo mai visti..." azzardo. "Ma come no! Tu sei Juni, e sei l'amica di S&P, vero?". Oh, cazzo! Allora lo conosco si! "ehmmmsi..." ammetto timidamente... "e tu chi sei?" chiedo spudorata. "Se non ti ricordi non te lo dico." Sorride e se ne va. Non so ancora chi sia.


postato da: Juni alle ore 09:34 | link | commenti (8)
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martedì, 10 giugno 2008

Balkan life

Dopo quattro giorni di croazia, lo scorso fine settimana, devo un attimo riprendermi. Ho assorbito un po' troppo profondamente lo stile di vita dalmato: tutto con molta calma. Ovvero, come si dice a trieste

Pian e ben. Se no ben, almeno pian.

Ma prima o poi scrivo, eh.


postato da: Juni alle ore 11:49 | link | commenti (4)
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giovedì, 22 maggio 2008

cose -involontariamente- molto cattive

Certe cose non si dicono. Lo sanno anche i bambini. Ma a volte Juni lo dimentica. Certo la schiettezza è un pregio, ma a volte si rischia anche di far brutte figure (o battute bastarde involontarie). Solitamente con persone che Juni conosce a malapena, come alcuni invitati al battesimo di domenica. C'è anche F, una cara amica di Y. Juni l'ha vista spesso, e a volte hanno anche fatto qualche aperitivo pesante insieme. Ma non c'è sicuramente il feeling che c'è con la migliore amica o con la coinquilina. Tantopiù che F, spesso e volentieri, tende ad atteggiarsi a donna colta e un po' stravagante, con qualche battutina un po' stronza a fare da sottofondo, atteggiamento che a Juni sta un po' sul culo, ecco... Ma nel complesso una persona con cui fare volentieri due chiacchiere... Così, quando Juni l'ha incontrata per caso davanti al municipio, evidentemente reduce da un matrimonio, con vestito blechen'uait anni '60, collana con perle di cinque centimetri di diametro e bicchiere di prosecco in mano, un paio di minuti di conversazione di convenienza sembravano inevitabili.

Finchè Juni ha chiesto "ma quanti bicchieri hai bevuto?"

F: "solo questo! E' il primo..."

J: "No, intendevo prima di vestirti..."

[L'ha messa sul ridere, ma gli occhi lanciavano saette]

Ecco, spero di non fare il replay al battesimo. Cioè, io non volevo dire quello che ho detto. Volevo solo esternare la mia sorpresa per un abbigliamento tanto audace. Ma se per una volta mi ha perdonato, la seconda temo che mi toglierebbe il saluto.

 


postato da: Juni alle ore 11:40 | link | commenti (7)
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mercoledì, 14 maggio 2008

 

a trieste non ci sono molte aziende di informatica. la più grande è quella dove lavora oggi juni, che vanta più di ottocento dipendenti e che (ovviamente) monopolizza il mercato locale. pertanto tra le altre azienducole, spesso di tre dipendenti che lavorano in una cantina, se la va proprio bene un ufficio sito in zona industriale, è tutto un rincorrersi di ruberie: c'è chi frega contratti e chi soffia dipendenti (validi o meno), il tutto confuso da molte cause e molti avvocati.

di conseguenza, appena juni ha presentato le dimissioni, si è scatenato in ufficio il vizio del gioco, ovvero il toto-azienda: le domande indiscrete provenivano da colleghi appartenenti a tutti i gradi della scala gerarchica, esclusa la donna delle pulizie, e ha coinvolto segretarie, centraliniste, capiprogetto e responsabile di filiale.

si iniziava con un innocuo "e così ci lasci?" (segretaria personale del mega-capo) fino a smazzare i maroni con frasi del tipo "ma dài, a me puoi dirlo!" (uno dell'ufficio legale e contabilità - !) e, a volte, rasentando la minaccia (scherzosa, ma sempre tale) "tanto prima o poi lo saprò" (responsabile di filiale).

juni non ha mai ceduto. neanche a pranzo col Resp di filiale, anche se il pranzo si è poi rivelato un interrogatorio davanti a una pizza. non per fare la misteriosa, ma per evitare decurtazioni del tfr, scocciature varie e ulteriori cause legali all'azienda che doveva assumerla (già in lotta giuridica con l'ex datore di lavoro di juni per motivi simili).

stamttina, juni con i nuovi colleghi è andata a prendere il caffè al bar, dove a quell'ora convergono tutti coloro che lavorano all'area di ricerca. e al tavolino d'angolo trova l'ex-capoprogetto, l'ex-responsabile di filiale e un ex-collega. la presenza di juni lì è già compromettente. si fissano per qualche istante. poi il RdF fa un sorrisone, "Ma caaaara, ma quanto ci manchi!" e bla, bla, bla... Poi si blocca. Fissa il badge, che penzola dal collo di juni. Lo afferra. Lo scruta. Legge il nome del concorrente più temuto.

E juni un po' si sente come se fosse stata beccata con le mani nel vaso di marmellata.

poi ci pensa un po', juni: il nuovo lavoro le piace. I colleghi già li conosceva, e sono simpatici. La paga è molto più alta. Bene, forse gli ex-capi faranno qualche smorfia, qualche capriccio... Ed erano otto anni che juni aspettava un aumento (mai arrivato). Quindi, chissenefrega...

 

 

 

 


postato da: Juni alle ore 10:33 | link | commenti (3)
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lunedì, 12 maggio 2008

pausa riflessiva

allora, qua tutto procede bene, solo che sono un po' incasinata con traslochi, nuovo lavoro, corsi di formazione, dichiarazione dei redditi...

appena la mia vita rientra nella normalità, tornerò a scrivere.

promesso.

baci a tutti.


postato da: Juni alle ore 12:26 | link | commenti (2)
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venerdì, 02 maggio 2008

...incatenata...

catena

ecco qua. incatenata da Ulisse, ora riporto il regolamento:

1. riportare il link di chi vi ha coinvolti in questo giochino/catena di sant'antonio,

poi, 2. riportare le regole (queste),

3. citare SEI cose che vi piace fare e perchè

e infine 4. coinvolgere altre sei persone e comunicare l'invito nei loro blog.

Beh, per le sei persone ci penso, intanto le sei cose che mi piacciono fare:

1. passare un pomeriggio primaverile su un bel prato assolato, perchè è piacevolmente rilassante

2. fare un giro in moto da sola (o con pochi intimi), perchè mi da un senso di libertà

3. leggere un buon libro, perchè un libro ti lascia sempre qualcosa

4. cucinare una cena per pochi amici, perchè mi dà soddisfazione e mi fa piacere vedere gli amici

5. un tuffo alle sei di sera, quando il molo è ancora caldo, perchè c'è poca gente ed è il modo migliore per togliersi di dosso otto ore di lavoro

e infine, il più importante 6. ridere fino alle lacrime con una persona a cui voglio bene, perchè è il modo migliore di sentirsi uniti.

ah, si, dimenticavo... allora, le sei persone che vorrei coinvolgere sono: ledRoses (perchè secondo me fa sempre mille cose interessanti), santamargherita, mammatopa (quando resusciterà da questo periodo buio)... e poi... hmmm... difficile... ecco, io citerei Tomas13 e MaxPiz, anche se non so quanta voglia abbiano di essere coinvolti... beh, ci provo. Lo so, manca il sesto. Ma non mi viene in mente. Avrebbe dovuto essere Ulisse, ma è stato più veloce di me.


postato da: Juni alle ore 09:59 | link | commenti (1)
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